Come cambierà la libertà di accesso alla cultura, o meglio, esisterà ancora la libertà di espressione per come l’abbiamo sempre intesa?

Molti operatori culturali stanno iniziando a domandarsi e a domandare a chi di dovere, quale sarà il futuro della loro professione ottenendo poche, se non nulle, risposte.

Anche noi, nel nostro piccolo ce lo stiamo chiedendo e stiamo sondando il terreno di varie realtà locali, per farci un’idea dei problemi, dei punti di forza e del “sentire comune”.

Ora, come tutti, siamo fermi, ma non con le mani in mano. Anche se aspettiamo indicazioni  riguardo alle prospettive del nostro lavoro, stiamo promuovendo Opera di Quarantena, una mostra che vuole raccogliere le opere di artisti prodotte in quarantena.

Si pensa ad aprire le prime attività aggregative, ad accessi contingentati, con DPI, misura della temperatura (plexiglass?) e tante altre misure molto restrittive. Soprattutto per poter svolgere “liberamente” le convention, gli spraypark, i workshop che noi organizziamo da anni.

Ma tutte queste misure sembrano avere un notevole impatto Economico per le realtà associative che dovranno applicarle.

Se così fosse solo pochissimi tra gli operatori culturali potrebbero promuovere eventi e con una probabile levitazione dei prezzi che andrebbero a pesare nuovamente sulle fasce di cittadini meno abbienti.

Insomma un probabile orientamento verso una cultura promossa e usufruita da chi potrà permetterselo, una libertà di espressione culturale non più orizzontale e di libero accesso che genera una falla nel sistema democratico della libertà di espressione.

Lo scenario che si prefigura è la limitazione all’accesso alla cultura e, soprattutto, la limitazione alla pluralità della stessa.

Gli eventi gratuiti, come per esempio i nostri laboratori, convention ecc potrebbero non esserlo più o per lo meno subire un drastico ridimensionamento nel numero, nella grandezza e anche nella qualità.

Siamo disposti ad accettare la sfida dei nuovi adeguamenti alla sicurezza, anche perché gli artisti e i writer usano guanti e mascherine, oltre a mantenere la distanza sociale quando dipingono su parete.

  • Purchè tali prescrizioni non crescano a dismisura diventando pretesto per scaricare la responsabilità della salute pubblica ancor di più sull’ente privato e ancora peggio, sul cittadino comune;
  • Purchè tali prescrizioni non precludano l’accesso alle attività culturali delle fasce economicamente più deboli;
  • Purchè i tempi di attesa per poter ripartire non siano infiniti.

In caso contrario le attività come le conosciamo non sarebbero più sostenibili e pertanto non avrebbe più senso:

  • sostenere un’Associazione che non può associare;
  • sostenere oneri statali per mantenere una comunità che esiste solo per alcuni settori produttivi;
  • creare arte e bellezza per una società che difende solo il profitto.

Il nostro lavoro come associazione è da anni quello di fare da ponte tra le piccole realtà artistiche, spesso giovanili (con pochissimi mezzi), i cittadini e le istituzioni: un lavoro complesso e impegnativo che sta dando buoni risultati e che vede nel progetto MurArte la sua espressione più alta.

Nel prossimo futuro dovremo lottare per la libertà d’espressione e dovremo farlo uniti, sfruttando gli strumenti che abbiamo costruito con fatica, finchè avremo risorse per farlo.